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Possiamo definire acciai inossidabili quella famiglia di acciai resistenti alla corrosione, aventi, tra l’altro, un’ampia varietà di caratteristiche meccaniche e fisiche, in relazione alla loro composizione chimica. Nelle norme EN 10088-1 sono definiti “inossidabili” quegli acciai che contengono un minimo di 10,5% di cromo ed un massimo di 1% di carbonio. Nel caso degli acciai inossidabili impiegati come materiale di rinforzo del calcestruzzo, il massimo di carbonio ammesso è 0,07%: la loro elevata resistenza alla corrosione deriva dalla formazione di un film sottile ed incolore di ossido (prevalentemente Cr2O3), ben aderente alla superficie dell’acciaio e che rende il materiale virtualmente inerte nei confronti dell’ambiente aggressivo circostante.
Nell’ambito della famiglia degli acciai inossidabili si possono distinguere almeno quattro grandi classi di acciai, sulla base della loro struttura cristallina (microstruttura):

  • Acciai inossidabili austenitici
  • Acciai inossidabili austeno-ferritici (o duplex)
  • Acciai inossidabili martensitici
  • Acciai inossidabili ferritici.

Oltre al cromo, alla lega ferro-carbonio ( che è l’acciaio comune) vengono aggiunti altri elementi quali il nichel, il molibdeno e talvolta il titanio: tali elementi influenzano notevolmente la microstruttura, le caratteristiche meccaniche e la resistenza alla corrosione. In particolare quest’ultima viene incrementata attraverso la riduzione del contenuto di carbonio e l’aumento degli altri elementi in lega.
Le prime due classi (austenitici e austeno-ferritici) risultano di particolare interesse per la realizzazione di barre ad aderenza migliorata di rinforzo del calcestruzzo. A queste classi si fa spesso riferimento con le designazioni mutuate dalle normativa americana AISI (American Iron and Steel Institute), attraverso le Euronorme o con denominazioni commerciali ormai entrate nell’uso comune.

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